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2008/11/23

Scelta

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Mi sento un po' come mi sentivo quando facevo la terza media, verso la fine dell'anno scolastico, l'inizio dell'estate.
Il mio primo isolamento volontario dal resto. Da tutto. Ore e ore passate solo in attesa della realizzazione di qualcosa che era solo nella mia testa.
In quel caso durò pochi mesi, il tempo di dire addio a tutto quello che era stato il mio mondo di preadolescente, prima di iniziare l'avventura con il nuovo. E sì, sapevo che sarebbero cambiate delle cose ma non potevo davvero immaginare quante.
Anche adesso è così: vorrei fermare il tempo. Una volta volevo tornare indietro, adesso no. Vorrei solo bloccarlo. Sono come vorrei essere, o almeno mi ci sto avvicinando, ma è tutto attorno a me ad essere sbagliato.
Fa freddo. L'aria è gelida, e non sarà facile uscire a fare la solita corsetta della domenica.
Poi c'è il film di Kim Ki Duk al film festival stasera, e non posso perderlo.
Il tempo scorre troppo veloce, mi fa paura.
Potrebbe davvero essere tutta qui, questa vita del cavolo. In cui alla fine non hai fatto nemmeno tanti errori, e ti ritrovi messo più o meno bene: sei capace di pensare e di decidere per te, e hai le tue piccole cose ma solo quelle. Perché tutto il resto ti taglia fuori.
Credo che la pelle troppo sottile, spinga molti di noi a soffrire il freddo e il caldo, ma anche a godere di piccoli stimoli e piaceri sconosciuti agli altri.
Se avessi potuto scegliere, forse avrei gradito di più le scaglie di un rettile. Vivere tutto come un gioco in cui devi seguire le regole fino a quando non ti regalano qualcosa di cui andare fiero: affetto, gratitudine, calore umano. Invece che fare la scelta opposta, e rinunciare a tante di queste cose con l'unico scopo di regalarmi una scelta, una delle poche cose che solo noi possiamo dare a noi stessi. Che è forse l'unica cosa che ancora ho, al contrario di tanti altri.
*A
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Now playing: dEUS - Nothing Really Ends
via FoxyTunes   

2008/11/16

tranquillità della non quotidianità

il rimorso di Oreste

il rimorso di Oreste - De Chirico

era da un po' ormai che non svegliavo al mattino con la sensazione di aver riposato molto bene. quasi la sensazione di essere stato catapultato indietro in estate o in primavera. la casa calda e l'odore delle lenzuola fresche, e il sole che si insinua timido dalle tapparelle della parete-finestra.
mi ci sono trasferito ieri qui, ma mi pare di viverci già da tempo.
ani difranco strimpella la chitarra e canta nel suo modo slegato. la finestra è aperta ma non fa fredda, rimango in magliettina e scalzo sul parquet.
durerà solo un mese, ma è un po' come quando conosco qualcuna che avrebbe moltissime ragioni per non frequentarmi, ma mi piace così tanto che non ci penso e soprattutto che non penso a lei.
dalla parete-finestra vedo un viale alberato e dagli alberi vengono giù tante di quelle foglie che sembra una pioggia di fate danzanti vestite in tonalità di marroncino e rossastro. si accumulano morenti ai margini.
non passa nessuno per strada e il cielo è chiaro. più tardi sarò lì sotto a correre e pensare alle cose irrisolte e all'attrazione che hanno su di me.
oggi è un giorno del tutto diverso da tutti quelli precedenti, ed è solo per un dettaglio: vivo in un altro posto. e invece di affannarmi a cercare di mettere tutto di nuovo in ordine com'era, mi godo il momento perfetto della non quotidianità.
da qualche giorno, questo spazio sembra preso di mira da qualcuno che pare abbia trovato il modo di non farsi tracciare, leggendo di qua e di là vecchi interventi, anche molto vecchi... non so nemmeno io come li becchi nè perchè, sempre in orari strani, al mattino prima delle 7 o di notte dopo le 2.
non so chi sia, forse solo gente che ci arriva per caso da google...
ultimamente, ma solo per scherzo, qualcuno mi ha detto "mi fai paura". è una frase che mi fa male quando mi viene detta seriamente.
non sono speciale e non sono banale. sono solo come una porta socchiusa, che se ti fai passare la curiosità di aprirla o la cattiveria di murarla, alla fine non ti darà tanto fastidio e non potrà nuocerti in nessun modo.
*A

2008/11/09

buon anniversario

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A pensarci bene, domani fa un anno. Il tempo corre, il più delle volte ci tocca rincorrerlo.
La spirale dei nostri presunti cambiamenti serve solo ad illuderci. L'unico cambiamento è che niente rimane com'è e tutto si deteriora continuamente. Tanto vale avere il coraggio di strappar via le cose, anche a costo di non dover più rincorrere, ma precorrere un futuro che già intravedi.
Io non amo rincorrere, preferisco segnare la direzione davanti a me, nel bene e nel male. Che sia una strada che vada a finire in un'oasi da sogno o in un dirupo, poco importa. Sarò io a decidere, ad ogni modo. Da vecchio, non avrò il rimpianto di azioni non compiute, di tentativi abbandonati per paura di perdere qualcosa che tanto comunque un giorno non ci sarà più.
Non siamo bellissimi fiocchi di neve ognuno speciale e diverso dall'altro. Siamo iene avvezze a sorriderci.
*A
2008/11/08

Marla

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gli amanti di Magritte
Non sapevo quasi chi fosse Fernanda Pivano, prima di leggere la sua postfazione a Fight Club. Non sapevo chi fosse, ma a leggerne la biografia le avrei dato buon credito. Oh, gliene dò ancora ben inteso... magari della beat generation avrà capito tutto, peccato che Chuck Palahniuk sia arrivato qualche decennio più tardi, e peccato che sia troppo dissociato dalla realtà vera (passatemi il termine, chi vuole intendere intenda) per far parte della famiglia beat.
Ho appena dato un taglio al mio taglio semi-lungo, facendolo passare a semi-corto con una certa soddisfazione. Dicono che ti viene voglia di tagliarti i capelli o di comprare dei vestiti, o di farti un piercing, quando la tua vita è a una svolta. Magari una piccola svolta. O grande. O svolta e basta. Se è così, allora la mia vita deve essere un turbine di curve con pochi rettilinei messi lì solo per farti prendere velocità.
E' bello il libro, ma Fincher è assai più bravo di Palahniuk. Ho atteso tanti anni prima di leggerlo perchè non volevo scoprirlo. Era solo venuto il momento di aprire gli occhi. Fernanda Pivano ha frainteso alcuni punti, credo, o forse non ha finito di leggerlo il libro, o forse la postfazione l'ha fatta scrivere ad una sua assistente 26enne con laurea in lettere e filosofia come lei, e tante buone speranze racchiuse nella sua borsa a tracolla. Non credo che centrino i tumori o la x generation con il libro. Non credo centri la realtà, quanto meno quella reale. E' di filosofia che si parla: di essere e di apparire, di volere e di potere. Si parla di sconfitta, in questo libro. Di voglia di ribellione ripiegata su se stessa che finisce per colpire te stesso come un boomerang. Si parla di amore, anche. Ma è un discorso in sottofondo, di cui quasi non ti accorgi se non nel finale.
E' bravo Chuck. Ma Fincher è più bravo. Cambia il finale, lo stravolge. Ripulisce il protagonista dalla violenza, niente amputazioni, niente combattimenti che finiscono con danni permanenti tipo lingue mozzate o guance bucate (e ricordate il suo combattimento con il biondo? Tyler stesso che rimprovera il suo alter ego che voleva distruggere una cosa bella, poi intima agli altri di portarlo all'ospedale). Quindi il film ripulisce il libro, ma non solo. Dà un finale di speranza. Siamo più forti della nostra parte nichilista e distruttrice, l'unica speranza è affidarsi a Marla. Rassicurarla teneramente (l'ultima battuta di lui col sottofondo della canzone dei Pixie è semplicemente geniale). Lasciare che il pezzo mancante di te, trovi te stesso.
Chuck non la vede, questa speranza. Lui non vuole essere salvato. Lui vuole solo dormire. Ad ogni costo e senza mezze soluzioni. Bang. Finisce là.
Comunque. Mi sono preparato un tè, e come ogni sabato alle 2 del pomeriggio, sono combattuto tra l'idea di pranzare e quella di andare in palestra.
Oggi, sono anche combattuto dall'idea di riprendere a scrivere una vecchia storia. Chissà...
Ho un sorriso in testa che non riesco bene a cancellare. Io non sono come l'alter ego di Tyler, Marla non riesco a farla entrare nè dalla porta principale, nè da quella sul retro, nè "un pezzo di merda alla volta", come scrive Chuck. Forse devo ancora toccare il fondo, e ho fin troppe cose da perdere chissà... forse mi manca prendere botte negli incontri di kickboxe, guardarmi i lividi sui fianchi e sentire il sapore del sangue attraverso il labbro gonfio. Forse ho troppe cose da perdere adesso, anche per quello. E la soluzione, è comprarsi una giacca nuova e tagliarsi i capelli. Ma non credo dopotutto, non credo che ci sia scritto da qualche parte, come andrà a finire. Non credo che Marla sia nè lontana nè vicina. Non credo nella realtà reale nemmeno io, e questo spazio ne è in qualche modo la dimostrazione. Non voglio credere, che sia tutto lì, quello che siamo. Ma nemmeno che siamo e basta, senza scopo.
Ho fame e ho voglia di correre e di saltare. Mi innervosisce dipendere da qualcuno, anche se mi sento l'isolamento addosso come una coperta fin troppo calda.
Tyler esiste in tutti noi, dopotutto. Ignorarlo, o non avvertirlo affatto, è semplicemente un'arte che non ho mai imparato.
*A

2008/11/02

risposte

Quello che mi accade, se dovessi riassumerlo con una parola, direi "ridimensionamento". Non nel senso comune del termine.
Piuttosto, quel processo che ti tira via in sfoglie la pelle morta che ti ingabbia. Finchè non sei di nuovo nella forma minimale che ti piaceva tanto e che hai abbandonato perchè...già, perchè?
Le risposte sono a bagno nella tazza del tè, in forma di cerchi perfetti, come frollini. Sono lì, le vedi e le riconosci, ma non puoi far nulla per afferrarle. Si sbriciolano e si sfaldano perchè è troppo tardi, ti rendono un po' più triste e un po' più incapace di. E persa l'idea di perfezione, ti rimane solo quella di non perfezione a cui ahimé, non è facile adattarsi.
E' troppo tardi anche per me, i biscotti erano troppo friabili, o il tè troppo bollente o è passato troppo tempo. Che importa. A chi importa. A me la perfezione non importa, non mi importa di chi è preoccupato di raggiungerla. Non mi importa del desiderio di preoccuparsi di chi si preoccupa per raggiungerla.
Mi importa del tè al sapore di frollino e verità sfaldata. Mi importa dell'odore e della sensazione di caldo.
Mi importa di te finché a te importa di me. Poi è di nuovo troppo tardi, e mi sono già scottato la lingua.
*A
2008/11/01

zip

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Ernst Ludwig Kirchner - Artistin Marcella

Ci sono giorni in cui pensi per un attimo, che tutto potrebbe essere così diverso, così... bello... se solo piccole cose nella tua vita, accadessero o non accadessero.
Te ne rendi conto in pochi felici istanti, che svaniscono come un acquerello sotto la pioggia fitta, ti lasciano dentro quel misto di sensazioni colorate che non ha più la forma che volevi e che ricordavi. Ridisegnarla è impossibile.
E pensi: se solo sapessi e potessi amplificarli, quegli istanti. Conservare l'acquerello in una stanza fresca e profumata. Se solo non piovesse questa pioggia così fitta. Se solo...
E quindi a cosa serve tutto questo affanno? E a cosa serve, smettere di affannarci?
Il dilemma mi fa riflettere, giusto il tempo di spegnere la cicca in un bicchiere e ascoltare lo sfrigolio della cenere arsa che muore.
*A