Domani il colloquio.
Se mi prendono, devo dire bye bye a
questa città.
Se no, devo aspettare.
Intanto elimino, con sempre più
facilità…
Mi basta pochissimo, per dire ciao
e cancellare un’immagine. Anche se era di speranza e di affetto. Anche se prometteva. Anche se...
…
Poco fa mi si è rotta questa
bottiglia di vetro che mi fu data 8 anni fa. Lei mi disse “ti scrivo un
messaggio, che se vuoi leggere ti costerà rompere un regalo che ti faccio”.
“non lo leggerò mai” le risposi
tranquillamente.
Ma Dante è tremendo, e così dopo
otto anni la bottiglia è andata in frantumi.
Dentro il messaggio, scritto su
carta fatta a mano con un profumo fortissimo di fiori secchi e incenso.
“PER SEMPRE”, pensavo non esistesse
che nelle fantasie più perverse di amori da quattro soldi. Suona come un’ossessione
senza tempo.
Oggi è un giorno un po’ amaro. Uno
di quei giorni in cui preferisci buttarti negli impegni, che affrontare i
pensieri.
In effetti non è solo oggi, solo
che oggi lo sento particolarmente nello stomaco.
Metto su un cd di Springsteen, per
vedere se mi rallegra ma non mi rallegra affatto. Però non lo tolgo. Oggi non
voglio pensare, oggi pensare peggiora solo le cose.
E’ un periodo un po’ così, che
niente sembra girare per il verso giusto… un periodo in cui quello che vuoi una
volta tanto ha una forma definita, ma è terribilmente difficile da raggiungere.
Quanto mi mancano i tempi in cui mi
pareva tutto così facile! Mi chiedo cosa sia cambiato… adesso che devo
continuamente dimostrare qualcosa a me stesso. Adesso che i sospiri profondi hanno
sostituito i respiri lievi. Adesso che non galleggio più… che mi muovo pesante
e distratto.
Una volta potevo cogliere con uno
sguardo così tanti dettagli, da rimanere ore a pensarci. E adesso devo
sforzarmi per capire le persone, e comunque non sono sicuro di capire.
Oggi è una giornata instabile. Le
cose attorno non vanno a posto, ed ecco, c’è questo pezzo di Bruce che mi pare
faccia al caso… un po’ malinconico un po’ nostalgico, un po’ inquieto un po’
arreso, un po’ … così…
I
had a job, I had a girl
I
had something going mister in this world
I
got laid off down at the lumber yard
Our
love went bad, times got hard
Now
I work down at the carwash
Where
all it ever does is rain
Don't
you feel like you're a rider on a downbound train
She
just said "Joe I gotta go
We
had it once we ain't got it any more"
She
packed her bags left me behind
She
bought a ticket on the Central Line
Nights
as I sleep, I hear that whistle whining
I
feel her kiss in the misty rain
And
I feel like I'm a rider on a downbound train
Last
night I heard your voice
You
were crying, crying,
You
were so alone
You
said your love had never died
You
were waiting for me at home
Put
on my jacket, I ran through the woods
I
ran till I thought my chest would explode
There
in the clearing, beyond the highway
In
the moonlight, our wedding house shone
I
rushed through the yard, I burst through the front door
My
head pounding hard, up the stairs I climbed
The
room was dark, our bed was empty
Then
I heard that long whistle whine
And
I dropped to my knees, hung my head and cried
Now
I swing a sledge hammer on a railroad gang
Knocking
down them cross ties, working in the rain
Now
don't it feel like you're a rider on a downbound
Inquietudine… è una parola a cui
associo un sentimento, uno stato d’animo.
Per molti, è una parola a cui si
associa un significato negativo… ma non per me. Per me, è una parola di vita.
Inquieto, perché così mi ricordo di essere vivo.
Quella lieve ansia, quella tensione
che ti logora piano lo stomaco. Quel senso di vuoto, quando tutto attorno perde
significato, e la tua vita è focalizzata su una sola cosa.
Al contrario, l’equilibrio di forze
che contraddistingue la vita di tutti, mi fa star male. Io in equilibrio non ci
so stare. Mi piace l’estrema sensibilità con cui reagisco agli eventi di poco
conto, e la mia assoluta indifferenza verso altro. Questo atteggiamento un po’
schizofrenico alla vita, non me lo spiego ma una ragione deve pur esserci.
La sera nel letto mi lascio
prendere da strani pensieri: è come se camminassi lentamente verso un limite,
ma non me ne rendessi conto, che nei pochi momenti di inquietudine. Ecco perché
mi piacciono, ecco perché adesso che ne vivo uno, sono tuttavia tranquillo e
rilassato. Perché
mi riconosco. Perché mi vedo. Perchè apro gli occhi.
Non è facile, guardarsi dal di
fuori e riconoscersi. Ma quando riesco, mi pare di essere davvero quello che
voglio. Forse per questo mi sento inquieto, è come se per un po’ mi venga
concesso di decidere in piena libertà, e si sa che la libertà fa paura.
Al senso di inquietudine poi, si
accompagna quello di solitudine. Anche in questo caso, non si tratta di un
sentimento negativo. La solitudine, è la conseguenza di qualcosa di cui mi sono
convinto nel corso degli ultimi 30anni, e cioè che la comunicazione tra le
persone, avvenga molto più intensamente quando è priva della quotidianità e
della vicinanza fisica. Non tra tutti, ovviamente. Tra alcune persone.
Non le ho scelte, queste persone. Semplicemente
le ho incontrate. E quasi tutte sono lontane. A volte mi dispiace
terribilmente, altre… ringrazio che sia così.
A volte mi pare di avvertirle
vicino. Mi pare che mi stiano dicendo qualcosa, e mi sforzo di capirlo. Mi
immagino un sorriso, un gesto. Sento un odore che mi proietta indietro. Mi
immagino uno sguardo nel vuoto. Mi immagino, e mi sento stupido.
Oppure sogno, e mi convinco che ci
sia un significato.
Una volta, avevo nel blog tutta una
categoria dedicata ai sogni. Adesso non più. Non riesco più a sognare tanto
spesso come in passato. Non riesco più a vedere tanto spesso come prima.
Ma adesso vedo e sento. Non sono
cose proprio belle. Ma vedo e sento. Non riesco a gioirne e non riesco a
rattristarmi.
Nelle mie letture parallele di
libri e testi, oggi segno la fine del libro di Fromm sulle tendenze biofile e necrofile,
nonché quello di Hesse, Narciso e Boccadoro. Hanno diversi punti in comune,
devo dire…
La lista sul comodino si
assottiglia, mi rimane questo “Rimedio polivalente per la consolazione dalla
noia”… raccolta di racconti regalatami da poco.
Mi viene in mente una citazione che
ho riletto ieri tra la noia degli intermezzi idioti di cabaret tra un gruppo e
l’altro del concerto: “Solo le persone noiose si annoiano. Devono pungolarsi in
continuazione per sentirsi vive”
Anche se adoro il caro Charles,
devo dire che non mi trovo d’accordo. Sono le persone interessanti ad annoiarsi
in presenza di altri, perché vivono male la privazione della compagnia di se
stessi. Non mi pesa stare ore in un treno, in viaggio, a pensare a delle cose,
a leggere, sognare, scrivere appunti di cose che poi non svilupperò mai,
guardare i dettagli attorno… magari potessi comunicare tutte queste cose a
qualcuno diverso da me.
Avere accanto chi non saprebbe
apprezzarle, e che magari ti impedisce anche di viverle, è di una noia estrema.
Volermi bene, include a volte il fatto di saper rinunciare a persone così.
…non tutti i cuori riescono perfetti, alcuni, devono accontentarsi di splendide approssimazioni…
Trecentosessantacinque giorni. Pressappoco. Maggio 2006 – Maggio 2007 Se ci penso, sarebbe una data utili per segnare un punto, lasciare questo blog a mo di monumento dimenticato ed inaugurarne un altro. Ma ancora non sono pronto ad inaugurarne un altro. E fretta non ne ho. E sono legato alle cose scritte in questo, al nome, a tutti i singoli momenti in cui l’ho aperto per metterci su un pezzo di qualcosa, pur non avendo chiara l’idea di cosa fosse. Ora ascolto masochisticamente le note sottili e il tono di voce acuto di un passato che non si scolla, che probabilmente non si scollerà. Ora che so ancora riconoscermi. Che l’equilibrio e l’armonia di movimenti mi tengono saldo a terra, mi fanno saltare sicuro di non cadere. Non posso fare a meno di chiedermi il senso. Nemmeno Fromm con le sue teorie mi convince che guardarsi sempre all’indietro, amare i toni scuri, infliggere e subire sofferenze, sono sintomi di personalità particolari che si attraggono tra loro, legate alla morte più che alla vita. Non può e non deve essere così semplice. Io amo la vita come amo chi la rappresenta in pieno, coi suoi toni eccezionalmente alti e bassi, coi suoi colpi duri e le gioie immense che regala. Proprio non saprei amare altro che questo, tutto il resto… mi sembrerebbe una versione attutita e plastificata, insapore a tal punto da lasciarmi dentro il solo desiderio di morire di stenti, piuttosto. Auguri. A me, e a chi si sente vicino.
Consiglio a tutti, indiscriminatamente, di andare a vedere “Spiderman 3”, la vendetta di Peter…è straordinario… cioè, il film è noiosetto e scontatissimo, ma le lezioni di vita che dà, sono fantastiche… Immaginate… …. Immaginate di essere un NERD, un SECCHIONE… un tipo che non ha mai visto prima una donna. Ecco, durante uno dei vostri giorni fortunati, potreste incontrare una ragazza che somiglia a Kirsten Dunst che all’inizio vi caga, come è ovvio, poi voi diventate SPIDERMAN, e cioè una creatura che si contorce in tutte le posizioni e su muove come un fulmine e ha una resistenza che pare non accusare fatica e soprattutto… NON SUDA MAI, nemmeno una goccia in quella cazzo di tuta di lattice colorato… e allora sì, stimolate i sogni erotici di lei che si innamora finalmente. Ma… …. (e qui scatta la lezione di vita) Dato che la vita è DURA (per chi ha un po’ di verdura, come scrive Benni giustamente….) ecco che: 1. un energumeno di sabbia si mette in test anche voi volete impedirgli di rendere felice sua figlia malata con tanto di stampella 2. un lucertolone nero pece coi vostri stessi poteri vuole farvi il culatello a strisce 3. siete ossessionati dalla vostra parte oscura, che vi fa comportare pericolosamente come Jim Carrie in “The Mask”, specialmente quando ballate 4. il vostro migliore amico ha deciso che vi vuole ammazzare per onorare la memoria del padre psicotico, per cui si costruisce uno skateboard futuristico volante e si riempie le tasche di palle magiche esplosive 5. la vostra fidanzata ha deciso che i numeri a letto non le bastano più, e fa un pensierino sul vostro migliore amico psicotico 6. voi, che oltre all’agilità mostrate anche il cervello di un ragnetto, il giorno prima di chiederle di sposarvi, baciate un’altra… e badate bene… non un bacio QUALSIASI, un bacio carpiato rovesciato, “il nostro bacio!!!” dice giustamente lei, e ha ragione! … Lasciatemi dire: GRANDE lezione di vita. Più di questo, altro non c’è che lui, il mitico: GIOVANNI BIVONA… e godetevelo pure! (grazie che ho bevuto)