Alla fine un’emozione c’è ancora, nel vivere certe cose: della musica suonata dal vivo, una passeggiata suggestiva, battute divertenti e un po’ di alcol in più… alla fine, i pensieri ti si sciolgono in euforica sintonia, in armonia elettrica che dura poco, ma che arriva al momento giusto. Bello, il concerto di ieri. E bello il post, tra stradine del centro e tante risate in buona compagnia. Adesso però c’è da dire basta, e tornare a fare il bravo me stesso. Nella grigia noia del mio equilibrio a fatica riconquistato e subito perduto e in via di ricostruzione. Parto, e parto sospirando un po’ pensieroso. Non c’è niente di particolare che non vada. Non è che non sappia più emozionarmi, è solo che le emozioni mi colpiscono più raramente, per cui quando le vivo le avverto amplificate, forse è tutto lì. … Nessuno, e dico nessuno, mi ha fatto finora un commento sulla scomparsa del blog. Questo potrebbe indicare che forse è arrivato davvero il momento di richiuderlo. Di lasciarlo andare in pace, come si fa con un vecchio amico dimenticato. Anche lui forse in passato ha emozionato più di qualcuno. Adesso, riesce solo a darmi una mano a spingere via da me il flusso di pensieri sconnessi. A farlo uscire. A dirigerlo, forse… Mi piacerebbe finalmente uscire da questa Rua dos Douradores, ma anche riuscendoci, a volte ho così tanto timore di ritornarci, da decidere di non muovermi affatto, per evitare l’onta della sconfitta. Sì, in fondo sono anch’io un gran codardo.
Non so se t’incontro oggi, in un certo senso non voglio pensarci. So bene che anche in questo caso, forse non ci scambieremmo altro che uno sguardo e un saluto fugace. O giù lì a parlare del tempo… Lo so, lo so… l’ho pensato anche l’ultima volta, e mi sbagliavo…Ma che vuoi farci. Oggi quando mi hanno prospettato l’ipotesi del concerto, ho pensato ma sì… tanto non ci incontriamo mai, e sarà così anche stavolta. Lo è stato a Natale, lo è stato per gli Afterhours, ad Amburgo e chissà quante altre volte… Se non decidiamo, di incontrarci, non succede. Sembra quasi una maledizione. Girare le spalle non ci è concesso. O decidiamo di convergere, o divergiamo senza possibilità d’appello. Domani parto di nuovo. E’ stato duro tornare stavolta. Duro davvero… Ho voglia di uscire, che mi sento come sotto una tenda a gas. “non c’è via d’uscita”, sì non credere che non lo sappia. Mi terrorizza, mi spaventa a morte davvero.
Tutto ma non amici… Piuttosto l’indifferenza. Piuttosto la noncuranza. Piuttosto un volo dal sesto piano. Lasciatemi perdere. Non voglio essere amico di nessuno. E per esprimerlo meglio, ecco una simpatica canzone di un simpatico gruppo che da un po’ non ascolto più…
I heard a man who had no lungs He took me in and made me lunch Told me how I'd lost a friend He smiled at me - that was the end
And I said, I'm just a killer for your love I'm just a killer for your love I'm just a killer for your love I'm just a killer for your love
Cut my hair off in the road I tear my coat off, drop my load Wipe my hands on the grass Cos now I know nothing will last
And I said, I'm just a killer for your love I'm just a killer for your love
Tanto lo sapevo, che prima o poi sarebbe successo. Fa uno strano effetto, scrivere su un diario vero, di quelli che si presume nessuno possa leggere. Per un po’, questo blog rimarrà privato, solo per me. Devo decidere cosa farne. In un certo senso chiuderlo mi spiace. Mi è venuto in mente che potrei aprirne uno nuovo, magari chiamandolo “justashadow”, perché è così che mi sento adesso, come se una forza oscura mi avesse succhiato via l’anima, e rimanessi soltanto pietra nuda ed immobile. Non m’importa. Doveva accadere, e in un certo senso sono contento che sia stato così. Con gli ultimi sforzi di sofferenza. Le ultime possibilità frantumate. Gli ultimi errori, belli pronti a tramutarsi in rimorsi, che si sommano ad altri ammucchiati in passato. Ma no, prometto di fare presto pulizia, lo prometto. E poi penso… penso che le vere ombre non si descrivano per gli altri. E io ho smesso di essere una bella puttana di turno. Mi spiace, perché una volta avrei creduto negli occhi chiari e nel faccino dolce di […] e di sicuro mi sarei abbandonato al rassicurante rapporto di amore incondizionato di […], concedendo a tutte e due rassicurazioni e un pezzo di quello che forse non sono, ma che posso essere. Una volta, avrei lottato come un pitbull arrabbiato per riavere […] dopo tutto quando quello che è successo, sicuro che fosse lei, sicuro a costo della mia stessa vita, di aver trovato finalmente un gran pezzo del tesoro nascosto di questa vita svenduta… Ma adesso mie care, cosa posso dirvi. Che ho nello stomaco un senso di nausea per tutto. Per me, che non so dire e non so fare e non so pensare e non so agire. Per voi un po’ pure. Perchè certe volte non mi date scelta. Perché una non mi conosce per il lato giusto, l’altra non mi vede che attraverso filtri di plastica colorata, e l’altra… beh l’altra non so come mi veda e come mi avverta, e forse è meglio che io non lo sappia e non ci pensi… E tutte quelle che forse verranno, tutte le relazioni stanche, quelle intense, quelle sincere e quelle meno limpide… tutto tutto tutto… cosa potranno mai darmi di più? Ecco il perché dell’ombra. Oltre un certo limite di astrazione e sofferenza e disillusione, non riesci più a trovare la strada verso la realtà, e rimani tagliato in due: una parte che continua a vivere nel mondo degli altri, e l’altra che prende il volo. E tu che sei solo uno, e non sai più dove stai andando. Rimani appeso. Rimani senza riferimenti. Ecco. Questo è il punto. Da un lato vorresti scordarti di tutto, e tuffarti nella vita reale, nel dolce appagamento di non essere nulla, anzi di essere uno dei tanti: lavoro, casa, amici, tempo libero, interessi privi di interesse. Dall’altro, la tua testa è volata via con l’altro pezzo di te. E non ne vuole più sapere di nessuno. E non vede altro che piccole, lontanissime anime simili, proiettate in una dimensione di non-realtà, arricchite dall’incorporeità di azioni e gesti. E’ bello pensare a loro, sapendo che non sono reali, che sono come tu le ricordi.
Non riesco a rinunciare al piacere. Potrà sembrare stupido a dirsi, ma qualche volta vorrei davvero potercela fare. Vorrei saper essere davvero distaccato. Ora che ho l’equilibrio incrinato. Vorrei correre ai ripari. Invece di forzare per romperlo. Sarà noia o solo speranza. Non so. Sarà un mio abito scuro che mi piace indossare. Sono confuso e appeso ad un filo di nylon che comincia a farmi male. A tagliare le mani. Stavolta devo essere in gamba, tra mille equilibri, ad afferrare quello giusto. O forse no. Stavolta forse, semplicemente decido di farmi subito male. E mollo la presa. E cado. E faccio precipitare tutto. Nel vuoto. Nel nulla. Disintegro. Ogni. Significato.
Qualche volta capita che preso dalla disperazione fai un numero di telefono di chi sei sicuro magari non ti proporrà mai qualcosa che ti possa davvero piacere, e questa persona invece ti dica con tutta calma e tranquillità: che bello che sei a Torino, sai che dopodomani qui sua LOU REED gratis, vuoi venire a vedere LOU REED gratis??? … Se VOGLIO VENIRE??????????????????? Sto già lì!!!!!!!!! http://www.indie-rock.it/calendario_look.php?id=1680 grazie Isa, ti ho rivalutato, anche se questo non lo leggerai mai, per mia fortuna :)
L’ascolto spesso, ma stamattina mi vengono in mente certe parole… e così la prima canzone al risveglio non può non essere questa, ed in particolare sorrido, al centro della stanza e con occhi chiusi, su un passaggio in particolare. Questa canzone mi accompagnerà per sempre…
Vows are spoken To be broken Feelings are intense Words are trivial Pleasures remain So does the pain Words are meaningless And forgettable
All I ever wanted All I ever needed Is here in my arms Words are very unnecessary They can only do harm
Una volta, avrei scritto cose che avrei voluto dirti qui. Ma adesso siamo tutti cresciuti, non è vero? Il tempo si prende gioco di noi, e qualcuno dall’alto si è seduto ad aspettare, pregustando il momento di poterci risbattere in faccia tutto quanto. Ma la bellezza dell’età adulta, come scrisse qualcuno, è che si dà sempre meno importanza ai segni. Beh, non scrisse proprio questo, ma rimane comunque vero. Ci sono sempre più ragioni per voltare la testa dall’altra parte, e lo capisco. Ma la mia vendetta col tempo prima o poi l’avrò, che sono anch’io bravo ad aspettare, e ormai tanto cos’altro mi rimane? Intanto, mi godo ancora per poco l’armonia dei gesti e delle sensazioni. Che quando si è così bravi a generarli e riprodurli, è inutile evitare di ammetterlo. C’è solo da sedersi su un bordo roccioso, sorridere e farsi da soli i più vivi complimenti.
Come fa una persona a non saper fare qualcosa di così semplice, come guardare un’altra e capire cosa sta dicendo, o almeno cogliere la sfumatura nel tono della voce. Intuire l’ironia o la serietà di una frase. Con me poi, che ho solo due intonazioni, una scherzosa e una seria, una ironica e una vera, dovrebbe essere particolarmente facile. Se ti dico che ho lame affilate, e un bisogno masochistico di fare il vuoto attorno. Se ti dico che sei un’eccezione, e che mi fa piacere deporre le armi almeno con te. Se ti dico che non mi inquadri proprio come sono, e questo mi fa sorridere e forse mi rende felice. Se ti dico che dopotutto mi comporto così perché prima o poi dobbiamo pur essere diversi dal solito, uscire dalla riga che ci siamo tracciati dietro per tutto questo tempo… Se ti dico queste cose, e tu invece metti la testa sul ceppo e mi sorridi provocatoria, non sorprenderti se non esito un istante. Non sorprenderti, perché un dolce faccino e un sorriso misterioso non mi hanno mai fermato. Non sorprenderti, perché a dirla tutta ci sono tre cose che non sopporto affatto in una persona che posso frequentare: una è la paura, l’altra è la menzogna… e la terza fondamentale, è il tentativo di manipolarmi. Tu non sai affatto chi sono. Cosa sono. Il vuoto, mi serve per vivere. Entrare nel mio vuoto, vuol dire accettare di farsi molto male, soffocare di sensazioni intense, vivere nell’incoscienza di esistere. Quello che dò di me agli altri, è una parte depurata. E solo perché tutto l’insieme li scoraggerebbe subito. Chi mi affascina molto, sono quelle persone che vanno dritto alla parte più oscura di me, a cui non importa della banalità della vita quotidiana: del lavoro, dello studio, dell’esistenza intera. Sono persone che si perdono in un modo di dire e di fare. In un aggettivo azzeccato in un una pagina di un testo. In un giro di note che viaggia nell’aria al momento giusto. Se ho un pregio, se mai dovessi attribuirmene uno, direi che niente di quello che faccio sul serio è fatto per caso. Conoscermi bene, vuol dire cogliere le sfumature dei miei comportamenti. Vuol dire sapere che anche in un messaggio, in una frase, in un piccolo gesto, tento di racchiudere tutto quello che sono. Non è facile cogliere questo. E’ triste ma è vero. La ragione per cui gli animali non siedono a tavola, è che non hanno le mani. Non ce ne sono altre, e poverini non è colpa loro. Quando conosco qualcuno, la prima cosa che penso è: ci riuscirà? Ecco perché detesto la semplicità. Ecco perché appaio sempre distratto e svagato. Non sono distratto. Solo concentrato su altro. Ogni pausa è importante. La mia vita dev’essere come un libro da scrivere. Ecco perché ogni tanto mi soffermo su qualcuno che ha voglia di leggerlo, ma alla fine dei conti io so che lo scriverò comunque, dovesse anche rimanere su uno scaffale polveroso, invenduto e dimenticato.
Mi chiedo a volte perché la gente
non sia in grado di guardare in faccia le cose. Perché non sia in grado, o
forse non voglia, chiamarle col proprio nome.
E’ forse tutto un modo per
nascondere agli altri dei lati della verità che non ci piacciono? O magari che
ci fanno così tanta paura, da non volerceli nemmeno sentire scorrere sulla
pelle come un brivido?
Lo penso, però poi m’immagino come
tutto sarebbe un po’ più scialbo, se non palesassimo le nostre paure degli altri
con piccole bugie e sottorifugi, se non ci lanciassimo in assurdi proclami di
integrità morale, in continue giustificazioni senza senso, in brevi silenzi di
imbarazzo.
Oggi è una giornata da Joe Henry. Da
calma e meditazione. Da lieve malinconia, ma di quella positiva, di quella che
ti prende durante i temporali estivi, quando corri a ripararti sotto un portico
e mentre osservi la pioggia fissa che scende ti sale dentro il profumo del
terreno bagnato, e un’immagine di qualcuno che non c’è, alla quale ti abbandoni
per qualche istante che ti isola dagli altri, che finisce al suono della voce
della prima persona vicina che ti riporta indietro con un po’ di fastidio, ma a
cui sorridi benevolo.
A volte mi chiedo, che intensità straordinaria
potrebbe avere questa povera vita se potessimo e riuscissimo ad amplificare
quei pochi istanti a piacere.