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    28-9-2007

    a volte, ho l'impressione di scrivere per dei fantasmi

    da oggi, gli interventi su Manuela non ci sono più.
    Forse a breve non esisterà nemmeno più il blog, per cui, se qualcuno vuole farmi un favore, potreste lasciare nel guestbook il vostro contatto, o mandarmelo via mail, se mai dovessi riaprirne uno nuovo, saprei chi invitare
     
    Anto
    22-9-2007

    21

    Oggi mi sono divertito a contare i capitoli del mio ipotetico libro-diario.
     Senza voler scendere troppo nei dettagli delle figure-lampo passatemi davanti, dovrei scriverne 21. Rido da solo come un idiota: VENTUNO?? Ne ho scritti otto, forse nove...
    Mi sono ripromesso di contattare tutte le persone citate nel diario, cominciando da quelle più recenti e che ho allontanato io in maniera ingiustificata. Ieri, è stata la volta di Cis.
    Cis appare sorpresa di ritrovarsi un mio messaggio in chat, ma noto con piacere che mi ha solo tolto dai contatti, non mi ha mai bloccato.
    Parliamo per poco, lei deve uscire. Non le chiedo scusa perchè non è il momento delle scuse, ancora, le dico solo: non ero sicuro nemmeno che mi avresti risposto.
    Lei manda uno dei suoi *smile* Cis manda sempre *smile*, *hug*, *nudge*, *cuddle*,.....
    Non so ancora bene perchè io stia facendo tutto questo, ma ho bisogno di mettere le carte in tavola, scoperte. Osservarle e non avere paura di leggerle. Il diario, dopotutto, doveva servire a questo.
    A pensare a me che mi relaziono col mondo. E al mondo che -nonostante tutto- va avanti anche senza di me.
    *
    21-9-2007

    casualità, stavolta un po' forzate

    ieri sera l'ho rivista.
    Non è stata una cosa casuale come avrei voluto, ma desideravo osservarla meglio, e ho ceduto alla tentazione di passeggiare dalle sue parti in orario di quasi chiusura.
    Quando entro, mi chiedo se mai si ricorderà. Sono imbarazzato come sempre, alla fine mi sciolgo solo quando parlo: le parole sono importanti per me, e se mi si priva di esse, rimango come nudo davanti a qualcuno, e ho paura di sguardi e atteggiamenti che posso assumere. E' come se in un certo senso, usassi le parole come un imbonitore, per distrarre la gente dal lato di me che mostro meno volentieri.
    Vanessa parla con un tipo, e non ci vuole molto a capire che lui sia qui più o meno per i miei stessi motivi: entro e la saluto, le chiedo se sta chiudendo e lei guarda l'ora e dice di no, sorride e aggiunge: fai con calma.
    Così mi metto ad osservare i libri: osservo attento, cercando non tanto di scorgere qualcosa che mi possa interessare, quando di capire il criterio che ha usato per disporli: i libri di uno stesso autore sono a volte tutti insieme, altre sparsi in settori diversi. Guardo e osservo e ogni tanto presto attenzione al dialogo tra lei e il tipo compiacente che le parla.
    Non sopporto la gente compiacente. Io cerco di non esserlo mai, che alla fine se non si mette un po' di personalità nei discorsi, questi diventano subito sciapi. Comunque ben presto mi rassegno al fatto che lui non mollerà, non andrà via da lì nemmeno a schiodarlo con la forza, e così per lo meno mi immergo a fondo tra i volumi esposti, e mi lascio prendere dalla curiosità di toccarli, annusarli, leggiucchiarli. Alla fine afferrò un romanzo di Böll e vado verso la cassa.
    Proprio allora, guarda caso le coincidenze a cui non credo affatto, il tipo si congeda da lei. Io mi fermo e resto immobile, aspetto che lui volti le spalle, poi proseguo.
    Vanessa passa il libro sul lettore ad infrarossi, mi sconta un po' il prezzo come l'altra volta, io sorrido e lei sorride.
    "Sai" dico "mi chiedevo con che criterio tu abbia ordinato i libri. Pensavo fosse per nazionalità dell'autore ma oggi mi sono ricreduto"
    Lei ride. Vederla ridere è come leggere un bel libro, dice "avrai pensato di sicuro, ma questa pazza come li ha sistemati i libri?"
    Poi mi spiega che un po' sono per nazionalità dell'autore, ma talvolta si è rifatta all'ambientazione o al tema trattato.
    "il che spiega Hemingway presente in America e Spagna"
    "e Italia..." aggiunge lei.
    "ma non spiega Hesse piazzato anche in Russia" dico io sorridendo "il lupo della steppa, non è ambientato in Russia".
    Lei stavolta ride di gusto. Dice "beh in effetti quello non l'ho letto! Ho letto il titolo e pensato steppa va nel settore Russia".
    Ridiamo tutti e due.
    Parliamo di autori che ci piacciono, della sua idea di fare la libraria, del suo cane, che riesco anche a conoscere e che si diverte ad azzannarmi delicatamente una mano, come fanno tutti i cuccioli.
    Alla fine prometto di ripassare a trovarla, magari darle qualche idea su libri che vedrei bene in alcuni settori e che mancano.
    "Dai magari" dice lei "i consigli mi fanno sempre bene".
     
    Esco, e sono contento di essere passato. Vedere una persona che istintivamente ti piace, mi lascia questa sensazione di soddisfazione, che quasi per non guastare, sarei tentato di non modificare più, anche se dovesse costarmi rinunciare a rivederla.
    Penso che da domani sarò a casa, e che potrebbe essere una settimana complicata... potrebbe...
    *
     
    20-9-2007

    la prossima settimana...

    4 compleanni
    1 onomastico
    1 matrimonio
    (quasi un titolo di un film)
    beh... sembrerebbe una settimana impegnata... vediamo in dettaglio:
    1 compleanno di qualcuno che non vedo quasi dai tempi del liceo, direi che possiamo saltarlo;
    1 compleanno di qualcuno che ai tempi del liceo era una perfetta sconosciuta, ed ora è una delle persone più care che ho. quasi quasi farei finta di dimenticarmene così per pareggiare il conto ;)
    1 compleanno di qualcuno che poteva essere qualcosa, ma che non lo è stato. beh, chiamo o meglio mando sms... discreto e vigliacco, come mi piace essere di solito
    1 compleanno di qualcuno che non sa cosa vuole da me... e chissà se gli auguri li vuole, o se un regalo lo vuole, o se... 
    1 onomastico di qualcuno che "nonostante tutto" mi fa piacere rivedere. questo credo sfocerà almeno in una cena, o una serata assieme...
    1 matrimonio di una vecchia ormai ex vicina di casa, ex compagna di classe. sisi... andrò a farmi del male e pensare che chissà se un giorno capiterà anche a me
     
    nonostante tutto, gli impegni si portano a termine...
    un abbraccio a Shaqy e un po' di graffi da Dante e passa tutto, lo so.
    *
    16-9-2007

    un angolo di felicità

    Photo Sharing and Video Hosting at Photobucket

    sono certo di aver acquisito una terza visitatrice notturna, e mi fa strano che stavolta non ho idea di chi sia. meglio così, dopotutto non bisogna per forza sapere tutto, e l'incertezza è il sale della vita, come dise qualcuno.
    Ho letto all'ingresso di una chiesa questa frase:
    "Se uno viene a me e non odia suo padre, sua madre, la moglie, i figli, i fratelli, le sorelle e perfino la propria vita, non può essere mio discepolo"
    è strano, ho pensato... questa frase di Luca non mi sarei mai aspettato di vederla sbattuta sull'ingresso di una chiesa. Mi ha colpito, lasciato lì per minuti interi a leggerla e rileggerla...
    forse è vero, che se vogliamo elevarci ad un livello superiore, dobbiamo essere pronti a fare fagotto di tante felicità, odiarle come si fa con un placebo...
    ...
    adesso ho anche qui, in questa estranea città, il mio angolo di felicità: ai piedi del fiume, in una grande distesa di erba e foglie che già iniziano a cadere dagli alberi, vicino a casupole medievali, mi siedo con una gioia immensa a leggere un libro.
    ogni respiro che produco, è una carezza lieve al cuore, e quando mi alzo per andare via, o per passeggiare un po' e distendere i muscoli delle gambe, mi sento come rigenerato, e l'unica pena che mi tormenta, e che io non riesca a condividere tutto questo.
    è proprio vero, che c'è una categoria di persone che non riescono a mettere un punto, mai... devono sempre cercare di scrivere oltre i margini, di succhiare dalle pareti della scatola, di lanciarsi nel vuoto sicure di imparare a volare prima di schiantarsi al suolo... anzi forse che esista un suolo reale, non sono nemmeno tanto convinte.

    *

     

    15-9-2007

    Vanessa

    ieri sera ho conosciuto vanessa.
    gestisce una libreria, di quelle aperte la sera. prima di questo, lavorava in banca.
    ammiro le persone che fanno scelte di questo tipo, che non hanno paura di virare improvvisamente da una parte, se sentono che la direzione è quella giusta.
    vanessa ha un bellissimo sorriso, e la mattina non lavora, porta a spasso il cane.
    non la conosco per nulla, ma mi piacerebbe guardarla mentre passeggia col cane, per vedere come si muove, che sguardi fa, su cosa si sofferma e su cosa sorvola, di quello che le sta attorno.
    ci presentiamo e ci stringiamo la mano, io faccio un giro in libreria per guardare se c'è qualcosa che mi interessa: ha catalogato i libri per nazione, il che forse denota una passione per i viaggi, o forse è solo una coincidenza.
    prima di uscire, compro un libro che mi ispira, anche se ne sto già leggendo tre contemporaneamente.
    il tempo di prendere un po' in giro un'amica che abbiamo in comune, e siamo fuori.
    sono contento, ho spazzato via un po' di sentimenti negativi che mi galleggiavano dentro.
    *
    14-9-2007

    il luogo perfetto

    Solo due sere fa, ho avuto questa sensazione netta, che il periodo degli equilibri e della tranquillità emotiva sia giunto ad una fine improvvisa, anche se non del tutto inaspettata. 
    Ero ad un concerto, quando improvvisamente ho avuto voglia di uscire all'aria fresca, respirare un po' nella notte. Ho pensato al fatto che sto gradatamente dormendo di meno, sto mangiando di meno, sono insofferente e mi agito sulla sedia anche al lavoro.
    Che sia stanco di aspettare qualcosa che non arriva?
    Quando mi parlano, il mio sguardo è fisso sugli occhi degli altri. Uso sempre qualche parola di meno rispetto a quelle che sono necessarie, e sento che suscito la curiosità altrui.
    Mi sento bene, e dopo poco sto malissimo. Ho fame, e mentre cucino mi viene la nausea.
    Se non lo avessi vissuto la prima volta ai miei 14 anni, credo che sarei spaventato. Ma so, so bene che è semplicemente una parte di me di cui non riuscirò a liberarmi facilmente, ma che adesso come adesso non temo più. Ci convivo quasi serenamente.
    Peccato, davvero un peccato, che non sappia decidere cosa essere e quando. Che mi lasci trasportare da meccanismi che non mi sono chiari, e un giorno mi ritrovo isolato in una strada buia, l'altro circondato da gente, l'altro in un luogo che è sconosciuto a tutti e che mi fa stare così bene, che se potessi non me ne andrei mai...
    *
     
    11-9-2007

    rebirth

    marzo 2006

     

    è passato un po' di tempo dall'ultima volta. è come in un certo senso, essere rinati. è come lasciare andare se stessi per ritrovarsi lì dove si era, con in mano qualcosa che ti sfugge piano piano come granelli di sabbia al vento. e rido.

    ho lasciato che tutto fosse... ho aperto un blog 12 mesi fa, perché avevo bisogno di scoprire dei lati di me a qualcuno che ancora non conoscevo. poi l'ho conosciuto, è arrivata a sorridermi, a farsi sfiorare, prendere, vivere. mai ci saremmo nemmeno guardati se non ci fossimo prima letti, e una volta che ci eravamo letti era inutile continuare a farlo, per questo ho chiuso il blog.

    perché non volevo ci fosse più alcun genere di filtro tra me e lei, nessun genere di messaggio criptato che fungesse da scoglio dove aggrapparsi o dove lasciarsi sbattere quando eravamo in balia delle onde.

    poi all'improvviso non c'erano più scogli, non c'erano più onde, non c'era più niente, e si poteva nuotare in libertà, fino a quando non ho capito -cieco- che non ci fosse più nemmeno il mare, o che forse non c'era mai stato, forse si trattava di una piscina col tappo, e quel tappo è stato tirato.

    respiro lento, guardo il cielo sdraiato su una banchina fredda e umida, assaporando ancora gli ultimi sprazzi di spuma tra i capelli e gli ultimi cristalli di sale che chiudono ferite che bruciano, seppur superficiali. oggi sono morto, oggi continuo a vivere.

    oggi, apro un nuovo blog. ho bisogno di scrivere una nuova pagina, o forse un nuovo capitolo. perché rimanga lì a ricordarmi quello che sono. quello che sono stato.

    eccomi.

    *
    8-9-2007

    rileggendomi

    C'è stato un lungo periodo della mia vita, in cui realtà e fantasia si avvolgevano e svolgevano in un diario romanzato, che un paio d'anni e mezzo fa cominciai a pubblicare sul mio primo blog.
    Rileggermi mi rilassa, mi piace, mi fa provare uno stridente dolore nostalgico. Ma non per i personaggi, reali e immaginari e ibridi che compongono il diario, ma per me stesso. Quello che davvero ero, quello che non so più tornare ad essere.
    Anche dal modo di scrivere, confuso ma deciso, profondo e irriverente.
    Riporto un pezzetto che ha ormai compiuto 10 anni. E' un pezzo di un capitolo di un libro che non è un libro, come scrivo io stesso. Ma anche così come, m'è molto piaciuto rileggerlo... lo pubblico nell'intervento qui sotto, per ragioni tecniche.
    *
     
     

    capodanno e la prima Jessy

    La fine dell’anno è andata a farsi benedire in un’eccezionale sprint finale. Come se tutto d’un tratto la mia vita volesse giocarmi un tiro da campione rivoltandosi come un guanto.

    Poi un giorno più o meno fortunato sono in macchina ed è una sera del gennaio stanco che ha seguito un anno fatto più che altro di tante piccole schegge di dolore impazzite. Guido in una serata fredda come poche qui giù e sto rifacendo i mitici ottanta e passa chilometri che mi separano da quello che chiamo senza difficoltà il luogo del delitto.

    Taranto per me come una città di incontri fuori tema. Guardo l’orologio e sono le sette e trenta, praticamente un’ora e passa prima.

    “Un’ora e mezzo e ci siamo.” E’ più o meno quello che sto pensando ma non è un granchè come pensiero. Solo una timida onda che interferisce con tutte le sensazioni che mi passano dentro e non riesce a sovrapporsi ad esse annullandole. Sono così forti porca miseria !

    Metto su l’ultimo album di Alanis e vado. Calmo. Calma piatta ma solo fuori dalla mia testa dove pensieri freschi come il pane la mattina presto continuano ad accavallarsi fino a quando non ne posso più e mi metto a cantare a squarciagola testi che non conosco tanto bene.

    Autostrada ? No grazie, sono in lieve anticipo e non voglio allargarlo ancora di più. Ricordo bene il pomeriggio al telefono. Una telefonata di tipo tre minuti. Non intensa in superficie. Non significativa.

    “Dài” ho detto a me stesso “devi solo chiederle dove e quando.”

    Non mi sembrava una cosa poi così facile mentre premevo i tasti impalato davanti alla cabina. Mi sembrava di essere lì per caso, non mi sarei sorpreso nemmeno un po’ se lei mi avesse risposto “Scusa, ma chi diavolo sei ?”

    “Antonio” forse le avrei detto poco convinto “Ricordi l’incontro in chat così per caso ? Ricordi le mail ? Ricordi la cassetta che mi hai registrato e che mi devi dare ?”

    Avrebbe detto di no e io sarei scivolato via nell’ombra.

    Invece no, ero calmo e rilassato nonostante tutto e mi sentivo sicuro . Una volta per tutte sicuro.

     Ma Jessy era la solita e ci eravamo sentiti per telefono solo un paio di volte prima e nonostante tutto mi pareva ancora una cosa irreale. Interamente concentrata nella mia testa, direi.

    Comunque erano stati tre minuti ibridi. Passati più che altro a decidere l’ora e il posto. Le ho detto otto e mezza/nove di stasera. Mi ha detto va bene. Il posto l’ha deciso lei : ha detto “Dove comincia il lungomare, dove c’è la statua.”

    “Quella un po’ orribile ?” ho detto scherzosamente.

    “Togli un po’”” ha concluso lei nel modo deciso che la contraddistingue. Mi piacciono le persone decise. Mi mettono un po’ in soggezione ma non è una brutta sensazione. Anch’io lo sono, la decisione senza arroganza è qualcosa che amo.

    Grazie Jessica, a stasera. Non l’ho detto ma pensato. Credo di aver sorriso un po’ e di essermi passato una mano tra i capelli. Come una specie di gesto da maniaco.

    Guido fluido per i primi chilometri e penso al volto di questa sconosciuta. Me la immagino tipo...non lo so, non saprei descriverla. Ma ho un’immagine chiara di lei in testa.

    Jessica. Chissà. Non ci penso per molto. Dopo dieci chilometri un flash da capogiro mi attraversa la testa e ho un fremito che mi incolla al sedile. Scuoto la testa e mi pare che vada via e invece si è solo attenuato. Provo a chiudere il finestrino ma non basta.

    Lo so cos’è, no non centra il freddo. E’ il pensiero di lei che è vicino e non posso schivarlo. Mi arriva addosso tipo autobus in fiamme che striscia su una fiancata e non vuole saperne di rallentare. Inutile sfuggire.

    Allora ci siamo. Ancora una volta tu che ti intrometti nei miei pensieri. Ancora una volta ma non come una volta. Adesso non più. Cara Valery, non più.

    La prima cosa che penso è datata qualche giorno fa. Sabato scorso. Era il due gennaio e non ci vuole molto a ricordarlo. Io e Valery in discoteca a sentir suonare la solita musica che chiamano alternativa...come se davvero fosse rimasto qualcosa che meriti quella definizione.

    Comunque sono al centro della pista che ballo così come mi piace. Muovo la testa e faccio schizzare i capelli tra il sudato e l’unto per via delle porcherie che ci metto. Mi muovo fluido e rapido con una precisione che riesce a stupire perfino me.

    Valery al lato non sembra fare lo stesso. E’ distratta e sta pensando a qualcosa tipo...fammi indovinare...capodanno. Capodanno della mia rivincita. Ma non sono così cattivo, anzi. Solo che di rivincita si è trattato in un certo senso. Magari ne parlo dopo...

    Quando smetto di ballare mi avvicino a lei, sorride rotta di balle e poi ride sincera ai commenti di un amico che mi parla di una tipa che mi si strusciava addosso poco prima.

    “Dài fiondati !” mi dice lei tra il carino e il provocatorio. Poi distoglie lo sguardo, fa un passo indietro, lo ripunta su di me e mi squadra. Alza gli occhi e si accorge che la guardo. Sorride piccola Valery. Dice “Effettivamente...oggi non sei affatto male !”

    Grazie per il finto complimento. Penso. Dico “Beh detto da te...”

    “Ha molto valore !” conclude lei, e finisce tutto lì. Almeno sembra finire.

    Invece quando sono ormai passate da un pezzo le due siamo seduti fianco a fianco su un divano in zona pomiciata e parliamo di baci. E’ un discorso stupido targato Me-Lei. Si parla di baci e di sesso e di come e quando andrebbe fatto. Non posso fare a meno di pensare che lei sta un pezzo avanti a me dopo la parentesi rosa di Luino con Miss Elisabetta. Per me sono pericolosamente passati quasi due anni ! Se ci penso mi sembra incredibile. L’ultima persona con cui ho avuto un approccio sessuale è seduta affianco a me. E’ lesbica. E’ la mia migliore amica.

    A questo punto rido perchè è tutto così assurdo...

    Poi lei mi guarda intensa e dice “E tu ? Come pensi che sia io ?”

    “Ma dài !” Le rispondo “Non vorrai davvero che ti dica se sei brava o meno ?”

    Ridiamo come due imbecilli.

    “Sì” fa lei “Dài dì, poche storie.”

    Non so che dire. Ripenso per un attimo all’estate e al muretto maledetto. Ripenso pure all’anno prima nella mia macchina. Dico

    “Non lo so...forse sei un po’ frenata, non ti lasci andare molto ecco” mi sembra il giudizio più vicino alla verità e meno offensivo che posso trovare.

    “Voto ?” mi dice e sembra ubriaca coi suoi occhi azzurri da luccichio tipico. Ma non mi tiro indietro. Non più. Le do un cinque. E questo è sincero, poi che ne so se è così solo perchè sono un ragazzo. Magari se fossi stato Ani Difranco la faccenda cambiava.

    “E io ?” le chiedo. Tanto a questo punto...

    “Beh” fa lei “Vorrei essere cattiva come te...invece sarò sincera” ride e non dice più niente. Mi guarda negli occhi e sono sorpreso di provare solo una vaga ombra dell’emozione di qualche mese prima. Ma è normale, credo...

    “Beh non sei male” dice alla fine “Anzi...”

    Almeno questo l’ha riconosciuto, penso. E’ difficile che una tipa come Valery ti faccia un complimento. Piuttosto ficcherebbe la testa in un vespaio.

    Quando la riaccompagno a casa sono le quattro ormai. Adesso sono io che provoco, mi va così, ecco tutto. Le parlo di come mi piace baciare una ragazza. Le dico cosa non mi piaceva del suo modo di farlo. Entro nei particolari senza il minimo imbarazzo. Le parlo di come mi piace sentire le labbra dell’altra persona, del fatto che spesso la gente pensa che la lingua sia fondamentale e invece io credo che sia importante ma che le labbra lo siano di più. Possono accarezzare, stringere, baciare e altro. Poi c’è un attimo di silenzio.

    “Perchè non ci diamo un bacio, adesso ?” dico. Sono uno stronzo. Lo so.

    Valery ride di gusto. Dice “Beh in effetti tutto questo parlare ti fa venire voglia di baciare qualcuno.”

    “Allora ?” insisto.

    “Ma dài...” risponde e sembra voler chiudere l’argomento. In effetti sto solo provocandola, ma da come guarda in basso quando lo dice capisco che non è sincera. Capisco che vorrebbe darmelo un bacio. E anch’io lo voglio. E una volta tanto è solo un modo per averla vicino, non c’è niente di compromettente in questo. Voglio solo abbracciarla e darle un bacio, senza nessuna cosa a far da contorno.

    Sto chiedendo alla mia migliore amica (lesbica) alla quale tre mesi prima ho confessato di essere innamorato di lei di darmi un bacio. E lei ci sta pensando su...

    Dice di no ma si vede che ci pensa. Guarda me. Ride. Guarda il tappetino della mia Y10. Ride. Scuote la testa. Riguarda me. Prova a dire qualcosa ma le viene di nuovo da ridere.

    Poi alla fine sono io a prenderla per un lembo della giacca nera di pelle mentre lei dice ancora di no e chiede aiuto ma si vede che scherza. Si vede perchè poi si fa seria all’istante e avvicina la sua testa alla mia e ci baciamo.

    Oramai siamo quasi compatibili. Muoviamo insieme le labbra e le lingue che si cercano e scivolano l’una sull’altra. Ci baciamo sul collo e sul naso e poi sul labbro superiore (adoro il suo quasi  impercettibile labbro superiore) quasi con armonia ora, e non so se sta solo seguendo i miei gusti che le ho appena elencato o magari è stata la pratica con Miss Elisabetta ma è meglio delle altre volte. E’ ancora un po’ rigida...ma molto meno.

    Si lascia baciare e toccare e ogni tanto si ferma per stringermi piano a lei, appoggiare la testa sulla mia spalla. E’ dolce e non vuole esserlo. Che ragazza strana !

    Quando scende dalla macchina per tornare a casa sono passate le cinque. Le dico ciao e lei mi dice ciao e mi dà un bacio sulle labbra e prima di scendere scrive con un dito sul vetro appannato della macchia qualcosa tipo.

    Cose da evitare :

    1 vino rosso ;

    2 massaggi ;

    3 discorsi sul sesso ;

     Sono state forse le tre cause...chi lo sa. Esattamente la prima volta l’anno scorso poi lo scorso agosto e adesso. Ma dài piccola Valery, non credi che sia stato semplicemente bello ?

    Non lo so se lo crede. Fatto sta che il giovedì successivo quando le dico che mi ha telefonato Jessica

    Chi ?

    Jessy, quella ragazza straordinaria che ho conosciuto grazie alla rete infernale di Internet e adesso è di nuovo a casa a Taranto fino a pochi giorni ancora, quando se ne torna a Berlino a scrivere la sua tesi...

    Ah ecco !

    e mi ha detto che possiamo incontrarci venerdì se per me va bene mi sembra di dirle qualcosa di molto brutto. Mi sento un po’ in colpa, come forse un marito che molla la moglie per andarsene con un’altra. Io e Valery non siamo stati insieme a nessuno per quasi tutto il tempo in cui siamo stati amici, a parte la sua parentesi a Luino e la fine della mia storia con Teresa due anni fa.

    Eppure siamo solo amici. Eppure qualche occasione c’è pure capitata...Ma siamo rimasti fedeli come due teneri idioti l’uno all’altro. E adesso c’è Jessica.

    Potrebbe farcela lei ? Chi lo sa. Chissà perchè preferisco non scoprirlo.

    Così in macchina apro il finestrino per far uscire il fumo compatto della marlboro e guardo la strada e ascolto Alanis mentre sulla via dritta e compatta a circa metà strada mi sembra di vederle entrambe. Due belle ragazze, una un po’ lontana e tanto fragile, l’altra vicina ormai ma strairraggiungibile. Fragile non sapevo ma non mi sembrava, Jessica parla come chi ha raggiunto qualcosa e lo sa. Scrive poesie e lettere davvero interessanti, suona la chitarra, le piacciono più o meno le cose che mi piacciono e si sta per laureare in lingue.

    Le vedo entrambe dicevo, ma non c’è nessuna scelta da fare. Valery è mia e lo so che solo io posso tirare fuori certe cose di lei, vorrei solo che me lo lasciasse fare qualche volta. Jessica non è probabilmente di nessuno, vive da sola da quando aveva diciannove anni e si sente al di sopra. Questo lo avverto e forse mi farebbe paura se non sapessi di essere identico a lei sotto questo punto di vista. Spero solo di non darne agli altri l’impressione come lei l’ha data a me.

    Non passerei mai sopra la piccola Valery per lei, almeno non adesso. Lei dovrebbe dimostrarmi di meritarlo e Valery fare il contrario. Improbabili entrambe le cose, forse un po’ meno la seconda. Ma nemmeno, io e lei adesso andiamo bene e non ho capito per quale ragione mi sembra che sia molto più carina con me e che abbia praticamente spazzato via tutti i suoi atteggiamenti che in passato mi hanno fatto incazzare da morire.

    Un esempio.

    Ho detto che l’avrei raccontato no ? Beh, capita che la dolce e cara Neus viene in Italia per farsi un giro in compagnia del boy italiano di cui ignoravo l’esistenza (poteva soffiarti la tua dolce Neus la piccola Valery, e tu nemmeno ne sai niente, nemmeno sai che hanno fatto la doccia insieme !) e mi scrive delle mail, dice che vorrebbe corrispondere con Valery ma lei non ha il collegamento e le lettere normali sono troppo lente, così mi scrive che le farebbe molto piacere rivederci per capodanno, che lei sarà a Napoli e magari ci chiama per metterci d’accordo.

    Quando ne parlo con Valery è una cosa quasi comica, da antologia. Io dico

    “Capodanno insieme ? Io te e Neus ? Ma siamo sicuri ?”

    “Dài, fa lei. In fin dei conti qui che cosa dovremmo fare ? Non c’è niente di divertente...”

    “Lo so” dico “hai ragione andiamoci.” (C’è questo modo diretto di fare Me-Lei che mi fa impazzire, ormai siamo come una specie di ordigno esplosivo sincronizzato alla perfezione).

    Così è andata, ma si sa che non è mai tutto davvero lineare in nessuna delle nostre vite, ecco perchè fino agli ultimi due giorni dell’anno siamo tranquilli per la prossima gita e aspettiamo la chiamata di Neus che alla fine, guarda un po’, non arriva.

    Merda...è il minimo.

    Tra le varie alternative di capodanno non c’è nessuna da prendere davvero sul serio, nessuna che sembra interessare a Valery poi. A me non importa più di tanto, fallito il progetto di Napoli va bene qualsiasi altra cosa, quindi la lascio libera di decidere. Io poi ho già troppi pensieri, del tipo.

    Telefono o no alla Jessica tarantina per caso ?

    Le chiedo il numero nella prossima mail ?

    La vedrò mai in vita mia questa ragazza ?

    Mi intristisce pensare a questo, mi ricorda la situazione con la dolce scorpioncina, l’RKS malefica della chat, perchè RKS ? Le chiedevano. Cosa vuol dire ?

    “Rompicazzo Ke Sei” rispondeva lei acida, ma a me rispose “Red Killer Scorpion”, non era poi così intrattabile come si vantava di essere...Lei e Valery vanno molto d’accordo, si sono beccate e riconosciute, una un po’ spostata verso l’altro sesso l’altra un po’ più verso il proprio, ma fondamentalmente il genere di ragazza dalla quale un ragazzo con un po’ di sale in zucca deve stare lontano. Ecco, io me le sono beccate entrambe. Amiche, Valery anche amante una tantum.

    Tornando a capodanno il casino è scoppiato quando la dolce Serena di Taranto ha telefonato a Valery e in tono del tutto innocente ha detto “Non sappiamo che fare noi...Taranto è una palla...volevamo venire al centro sociale...tu che fai ?”

    “Non lo so ancora” ha risposto lei probabilmente, e come è nostro rituale non confessato e sempre ripudiato mi ha telefonato per metterci d’accordo. Questa cosa è fantastica, di un divertente sconvolgente certe volte. Si tratta di abitudine, non di molto altro. Ma anche di preferenze personali. Ecco perchè io e lei stiamo sempre insieme, mettici una buona dose d’abitudine miscelata a delle affinità certe volte sconcertanti e ad un affetto “molto particolare” e otterrai il nostro cocktail di amicizia sesso e buoni propositi che a molti farebbe rabbrividire, ma non a noi, noi ce ne freghiamo, e nonostante nessuno ci obblighi a passare il capodanno insieme tutti e due sappiamo che sarà così. Poche cose possono stravolgere questa, semplice ed unica.

    Una di quelle poche, ahimè, si chiama Valentina.

    A questo punto nei film ci sarebbe il tipico flashback, nel quale lui ricorda le parole di lei quella notte di qualche mese fa in macchina, ma dato che questo non è nemmeno un libro ma forse un racconto ch’è già un flashback rispetto alla situazione me in macchina che vado a Taranto a trovare Jessica, non aprirò una parentesi più lunga del dovuto per dire che Valery qualche mese prima appunto aveva spedito una lettera a Valentina in cui le raccontava ogni cosa, di lei, della sua confusione sessuale, di Miss Elisabetta questa estate e non so cos’altro. Me l’ha detto una sera di Settembre in macchina. Io ero annullato dal rincoglionimento che derivava dal rendermi conto di quanto fossi stato fortunato a non essere da lei ricambiato nella mia passione. Chissà dove cavolo mi avrebbe condotto.

    “Sono felice per te” le ho detto.

    “Anch’io lo sono” mi ha risposto lei “perchè a lei dovevo dirlo, cavolo. E poi è la tipica persona per la quale una cosa del genere non ha nessuna conseguenza negativa. Ho fiducia in lei...”

    Valentina non ha mai risposto a quella lettera, e questo, sono sicuro, le ha fatto molto male. Fino a farle dubitare persino che l’avesse mai ricevuta, cosa che è quanto meno improbabile e  comunque non giustificherebbe il fatto che ha smesso di scriverle. Adesso, la cara Valentina sconvolta dalla sua stessa chimica, sarebbe venuta a Bari. A capodanno. Perfetto.

    “Tu ci vuoi andare ?” è stata la prima domanda che le ho rivolto. Diretta. Senza sbavature. Sono diventato un po’ così negli ultimi tempi.

    “No...in realtà no” dice lei speciale. Ma è una risposta che vale al contrario, e infatti dopo qualche secondo domanda “Ma tu cosa vuoi fare ?”

    E qui ci sono solo io. Due cose sono certe :una è che Valery vuole rivedere Valentina, e farà di tutto per questo, l’altra è che Valery adesso non è abbastanza forte per farlo da sola, una cosa del tipo “è per te che vengo, non te ne rendi conto ?”, beh adesso non può proprio, lo so, me ne accorgo. Un’altra cosa semicerta è che vorrebbe anche passare il capodanno con me, Valeria, Marco, Beppe e compagnia bella. Ma a questo passerebbe sopra.

    A tutto ? Beh forse sì...forse nemmeno io sono parte dei suoi desideri più intimi. Comunque non me la prendo, e non è per questo davvero che le dico “Per me va bene qualsiasi cosa...ma non ho alcuna intenzione di andare al centro sociale, nemmeno la minima voglia.”

    Così, senza mezzi termini, so di averla buttata giù, e davvero mi dispiace. Ma qualche tempo fa le ho detto “Non avrai più nessun trattamento speciale perchè sei tu”, e lei mi ha risposto di non volerlo affatto. Perciò ecco tutto.

    “Beh se è così...volevo solo dirti che io prenderò seriamente in considerazione l’ipotesi di andarci” ha detto lei, e praticamente la telefonata è finta lì...per tutti i novanta minuti successivi non abbiamo fatto altro che rincorrerci tra i nostri soliti punti di vista divergenti. Tra me che l’accuso di voler passare il capodanno con chi nemmeno le ha risposto ad una cosa così importante e lei che nega e non nega, poi mi parla di zero alternative (come se il centro sociale fosse un’alternativa !), di rivedere gente che non vede mai, and so on.

    “A domani” le dico e metto giù.

    Mi sembra strano ricordare adesso queste cavolo di giornate. Sono arrivate in una settimana con un’intensità pazzesca una dietro l’altra, e adesso non c’è altro che non sia una striscia di ricordi indelebili, fatti di sensazioni più che di immagini.

    Una di queste per esempio ce l’ho scolpita ancora chiaramente nello stomaco, e riguarda il 31 dicembre, quando aspetto che Valery mi chiami fino a tardi e non me ne frega quasi più un cazzo del capodanno insieme, penso che se lei andrà da Valentina se ne pentirà, ne sono certo e non riesco a dispiacermi di niente. Sono sconvolto per la freddezza che ho acquistato con lei, è una cosa tipo padre con la figlia che si droga, fai di tutto per proteggerla ma se lei vuol farsi ammazzare scatta in te la rassegnazione.

    Ma piccola Valery è tutt’altro che una bambina e tutt’altro che insensibile e tutt’altro che disinteressata...solo un pochino stronza certe volte, ecco forse perchè m’ha chiamato alle otto di sera o giù di lì. Mi fa

    “Ho pensato molto a quello che volevo fare...e ancora non sono decisa. Perchè in realtà mi farebbe piacere rivedere loro e Valentina, ma vorrei anche stare con gli altri e con Te. “ (Davvero mi fa ridere questo modo che ha di dirlo : loro-Valentina, gli altri-Te...son carini gli schieramenti).

    “Be lo so questo, ma non puoi sempre avere tutto quello che vuoi” dico “e alla fine cosa hai deciso ?”

    “Vedo che io per lo meno ho fatto degli sforzi per scendere ad un compromesso, tu invece non ci hai nemmeno pensato !” dice lei delusa. E ha ragione. Non solo non ci ho pensato ma adesso che mi ci fa pensare, scopro di non avere la minima voglia di compromessi, vorrei solo che dicesse quello che vuole fare davvero.

    “Senti” le rispondo ”la verità è che io vorrei stare con te, ma non voglio assolutamente andare al centro sociale. Piuttosto preferirei non vederti. Adesso : se mi stai chiedendo di farti un favore e venire con te verso metà nottata io ti dico ok. Ma voglio che sia chiaro che lo faccio per te, non perchè mi faccia piacere accettare una via di mezzo.”

    “Perchè ?” dice Valery “Perchè vuoi chiarire questo ?”

    “Perchè” le rispondo “io lo faccio perchè lo vuoi tu, e questo quindi non vuol dire che in realtà io sia lì per divertirmi. Sarò lì per te. Perchè tu me l’hai chiesto. Perchè faresti la stessa cosa tu al posto mio. E devi essere consapevole di questo, una volta tanto devi esserlo.” 

    Lei sta un po’ in silenzio. Poi dice “Va bene” in tono calmo e concentrato, come se tutt’in un instante si rendesse conto di molto altro, di come per una volta avrebbe dovuto ammettere di essere in debito con me, di aver accettato di assumersi la responsabilità di qualcosa che aveva chiesto lei e che io le avevo concesso solo perchè le voglio bene. Tutto questo è pesante, e su questo punto le sue piccole spalle sono gracili, non reggono nemmeno il minimo.

    Valery dice “Va bene” e io davvero sono stupito di quanto debba volerla vedere, perchè solo questo potrebbe spingerla a prendere su di sè tutta questa consapevolezza.

    A metà strada verso Gioia ho trovato una fastidiosa deviazione, mi sono messo a girare intorno a segnali rossi, a seguire curve a dieci all’ora perdendo almeno dieci minuti. Così ho fatto il resto della strada ad andatura più sostenuta, e mi pareva che fosse una notte bellissima e perfetta, mi pareva di nuovo di essermi inventato tutto e che la Jessica non fosse altro che una proiezione mentale, che in realtà lì alla statua orribile senza un po’ non ci avrei trovato altro che qualche giovane coppia abbracciata sulle panchine antistanti.

    E non mi è svanita questa sensazione entrando in città, ho solo provato a farla sciogliere un po’ cambiando cassetta, facendo ruggire le corde vocali di P.J. Harvey in “To bring you my love”, mi sono messa a cantarla con la stessa intonazione e forzando al massimo l’elasticità delle mie fino a quando non ho cominciato a produrre suoni mostruosi che mi hanno fatto venire da ridere e mi hanno rilassato un po’.

    Vicino alla statua non c’era nessuno alle nove meno venti. Avevo ancora venti minuti prima di dubitare davvero anche del fatto di trovarmi lì come un tonno stordito in un barile. Mi sono affacciato dal muretto che dà sul mare per godere un po’ della spuma densa delle onde che si infrangevano sugli scogli come kamikaze. Io adoro il mare. Anche Jessica, pare. Cerco di nuovo di sforzarmi di cogliere emozioni e pensieri legati a lei, ma sono troppo forti per poterle gestire. E poi non ne vale la pena, sto per incontrarla e questo è tutto. Ho invece almeno venti minuti ancora per pensare a capodanno perchè era qualcosa che riusciva a distogliermi.

    Alle quattro abbiamo lasciato la festa e “gli altri” per incontrare la mistica Valentina e Serena Teresa e gli altri. Quando parcheggio davanti al centro sociale mi rendo conto della desolazione che governa lì. Non c’è nessuno o quasi, non ci chiedono la solita offerta all’ingresso che ormai sembrerebbe proprio ridicolo, entriamo e non ci vuole granchè per riconoscerli.

    Dentro ci sono tipo una trentina di persone compresa la gente nel gruppo tossico steso contro una parete a passarsi canne e bottiglie di aranciata avvolte in una busta di plastica colme di chissà che, e quella nel gruppo di scatenati che continuano a ballare a ritmo reggae e quelle che danno da bere e da mangiare agli ultimi superstiti. E Valentina a le altre ovviamente.

    Proprio Valentina che ci mette più o meno tre minuti per accorgersi di Valery che è arrivata a e ha già salutato tutti gli altri tra baci e abbracci e auguri. Se ne accorge e si avvicina a sorriderle e baciarle le guance, poi guarda come in cerca di qualcosa che fluttua nel vuoto fino a quando incrocia me e fa qualche passo in avanti. Ha il suo solito colorito pallido che mi spaventa e lo sguardo da qualche parte ma non qui. Mi porge le guance molli e io la saluto con una freddezza da guinnes dei primati e le sorrido freddo in un modo così perfetto che sono sicuro se ne accorga, sono sicuro che sa perchè sono lì, perchè Valery è lì, sa che cosa ha fatto, anzi non ha fatto, conosce tutti gli spigoli appuntiti ai quali stiamo andando incontro e forse, solito Vale, se ne frega.

    La serata scivola così, tra un sorriso pallido e l’altro, e più che altro tristezza per tutto, e soprattutto mia per Valery trattata come se non ci fosse quasi, ma lei, lei Valery proprio, è dolcissima. Mi sta vicino quasi come al solito quando siamo solo io e lei, mi dice battute nell’orecchio e cerca di essere disinvolta, cerca di non farsi prendere troppo dai sensi di colpa per il fatto che sono lì per lei ed è una cosa inutile se non negativa. E si vede, la stiamo vivendo.

       Mi offrono da fumare ma rifiuto. No grazie, stavolta io sono certo di me stesso, stavolta mi sento bene e non ho bisogno di altro. La situazione è così cambiata da qualche mese fa, tanto che ora non sono io ad essere in difficoltà. Sono seduto su una sbarra accanto a Valentina e sua sorella e di fronte a Valery. Non parlo con nessuno ma sono sicuro di non averne bisogno.

    Penso fissando gli occhi di Valery “Tra un po’ sarà tutto finito.”

    “Lo so” sembra rispondere lei. “Non ne posso già più, non dovevamo essere qui.”

    Ma invece ci vogliono ancora tipo un paio d’ore per riaccompagnarla a casa, le passiamo fermandoci ogni momento per far vomitare Samantha sul ritorno a Bari, e a comprare cornetti caldi, e bere cappuccini solo per poter usare il bagno di un bar.

    Quando siamo a casa e lei sta per uscire dalla macchina ed è uno di quei momenti in cui vorrei abbracciarla e dirle che sono lì vicino, almeno quella sera. Che non la mollerò per nessun motivo per i prossimi cinque minuti, nessuno davvero. Come al solito però lei scivola via in fretta e scompare nell’alba di un nuovo giorno di un nuovo anno. Guardo il sole e lui mi guarda e mi dice che niente sarà più come prima. Io non lo so ancora ma ci credo bene.

    Ho ancora in testa tutte le sensazioni mentre mi sporgo a guardare il mare e mi rigiro ad osservare la poca gente che passa da lì, nessuno che mi sembri vagamente vicino all’idea che ho di lei. Mi immagino che arrivi in macchina, che scenda dando un bacio su una guancia a suo padre che l’ha accompagnata e farebbe di tutto per lei. Che dica “Non ti preoccupare che saprò cavarmela” mentre contemporaneamente mi guarda e non si immaginava che portassi i capelli lunghi e gli orecchini, e non che voglia dire qualcosa di brutto, solo che potrebbero mettere in stato d’allerta papà. Potrei essere chiunque, potrei farle qualsiasi cosa, potrebbe non tornare mai più a casa, dipende solo da me. Da quanto avrò voglia di fare il bravo. Funziona così, lei ti dà il pizzico di fiducia necessario e subito dopo è già fregata, mi immagino che debba succedere questo a quelle poverine violentate a ritmo di “Polly”, ma la sola verità adesso è che io ho voglia di vederla e lei pure, e niente accadrà che sconvolga le nostre vite, sto pensando proprio a questo mentre sorrido e lei si avvicina da lontano camminando a piedi avvolta in un cappotto e pantaloni, non succederà niente alla mia vita, adesso mi piace così.

    Jessica è distante ma mi ha riconosciuto, l’unico stronzo parcheggiato vicino alla statua. Io sono distante ma pure non m’è sfuggito il suo modo di venire avanti, e non la immaginavo così com’è, ma di certo immaginavo il suo modo di camminare guardando avanti, e il suo modo di sorridere, immaginavo proprio questo, come stampato in testa. Eccola Jessy, adesso comincia il gioco. Valery è scomparsa com’è giusto che sia, al suo posto c’è solo una traccia di stupore residuo per il fatto di essere lì, ho fatto un lungo respiro mentre le vado incontro con le mani ficcate nelle tasche del giubbotto, ho riaggiustato la ciocca bionda dietro l’orecchio, ho sorriso a due passi da lei mentre mi porgeva la mano e mi diceva ciao e gliela stringevo deciso come mi piace guardandole gli occhi per capire dove fosse finita l’emozione che provavo prima di vederla, scoprendo piacevolmente che non era affatto una sconosciuta, ma che probably sapevo perfettamente chi era e cosa voleva.

    Si trattava solo di ricordarlo. 

    6-9-2007

    INsideME

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    Posso confondermi tra la gente comune, passare inosservato come tanti.
    Ma mi manca lasciarmi avvolgere dal vortice di pensieri, trasportare dalle dolci note della mia intimità.
    Ancora un giorno, un solo giorno prima che sia tutto finito, e che io ritorni ad assaporare la quiete del mio dolore.
    * 
    5-9-2007

    con-fusion

      una risposta ad una cara persona

    Dear,
    the contact with the nature sometimes gives us back the feeling of how much special we are, as a part of the whole big creation. Sometimes, I even feel the contact of the wind on my skin, the smell of the air, the special electric sensation of the quite night. Those beautiful things, often make us think about the worse parts of us, and let us down for a while.
    Sometimes my desire to leave far from everything is so strong, I would give a shit on the whole world just to forget to exist in this shape, in this time, in these circumstances.
    But after all, love directs our choices… every kind of love. We can’t do anything, just maybe choose which kind of love to follow…
    Confusion makes us cry. But confusion is fine after all, makes better order in our schematic ideas…

    *

     
    *