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17.11.2007

carne e sangue, o plastilina e vernice al piombo?

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Ecco, ora faccio punto sul primo romanzo che mi è capitato di leggere di Cunningham. Avviso tutti subito che questo vi rovinerà il libro, sammai non l'abbiate letto, ma che non sarà un gran danno a mio parere.
Cunningham è un eccellente scrittore: descrive e narra con uno stile omogeneo e piacevole, semplicemente scrive per un pubblico privo di giudizio critico, superficiale, e innamorato dei drammoni alla Dickens piuttosto che della genialità pungente di tanti scrittori moderni. Che saranno anche meno bravi da un punto di vista stilistico, ma che regalano a mio avviso emozioni più forti di quelle che può regalarmi la scena di un preadolescente gay che spompina suo cucino mulatto e poi -deluso e non accettato- si suicida nuotando per ore e ore al largo. Giuro che ho riso quando l'ho letto. Ho riso di gusto: ma come si può?
Stereotipi e niente altro: i gay sono tutti palestrati ma nascondono intelligenza e sensibilità. Le donne perfettine sono tutte frustrate e cleptomani. La gente che fa i soldi è cinica e approfittatrice, e non esiterebbe a molestare la propria figlia. I bambini ribelli finiscono da adulti come ragazze madri malate di AIDS.
BASTAAAAAAA!!!!!!!!!
Le sfumature, Cunningham non sa nemmeno dove abitano. Deve stupire per piacere, e a me non ha stupito. I personaggi di Chuck Palahniuk ad esempio sono irreali, e lui stupisce e piace: ma quantomeno, tu SAI che sono irreali, e che tramite la non-realtà lui dipingerà i toni reali di tanti modi di essere e di fare della gente reale: le frustrazioni, le gelosie, le aspirazioni ecc ecc... ma Cunningham no, lui pensa di poter stupire, ma i suoi personaggi non sono fatti di carne e di sangue, ma di plastilina, e verniciati a dovere da lui, tanto da sembrare quasi veri... ma da essere irrimediabilmente finti, tanto che il loro stesso odore ne rivela la fresca verniciatura.
E poi lo stile: lui è molto bravo, non lo metto in dubbio... ma sceglie di scrivere in terza persona dal punto di vista di tanti e diversi personaggi, e il risultato è che tutto è filtrato, niente appare reale: il bambino di sei anni pensa come un adulto, come se gli avessero trapiantato il cervello di Cunningham; l'adolescente frustrato, ha frustrazioni che non appartengono all'adolescenza, ma spaziano in un'età più matura, cosicchè alla fine tutto ha lo stesso sapore, quello che lo scrittore voleva dare.
Bravo lui, o fessi noi???
Bah. So solo che ora non rimpiango più che mai leggerò "the hours". Forse deluderebbe il bellissimo film. Forse no, chissà...
*
 

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